Chiediamo ai nostri figli di essere resilienti, di non cedere al bullismo, di avere valori solidi. Poi, al primo ostacolo, siamo noi i primi a crollare. Ci lamentiamo che siano sempre connessi, ma siamo noi a non staccare mai gli occhi dal cellulare durante la cena. Li rimproveriamo per la loro aggressività, ma poi ci vedono urlare per un parcheggio. Questa profonda incoerenza è la più grande crepa nel patto educativo tra la nostra generazione e la loro.
I ragazzi hanno un radar infallibile per l’ipocrisia. Non ascoltano ciò che diciamo, ma osservano ciò che facciamo. Essere un genitore oggi non significa essere perfetto, ma essere affidabile e, soprattutto, coerente. Significa ammettere i propri errori, mostrare la propria vulnerabilità e avere il coraggio di dare regole che siamo i primi a rispettare. La vera emergenza educativa non è la fragilità dei giovani, ma quella degli adulti. Solo ritrovando la nostra coerenza potremo essere per loro quella guida sicura di cui hanno disperatamente bisogno per affrontare le sfide del mondo.


