L’iniziativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito https://www.skuola.net/news_foto/2026/04/nota.pdf?utm_mediumsulle buone pratiche educative è un segnale importante e da valorizzare. Ma oggi serve un salto di livello: trasformare le esperienze virtuose delle scuole in una infrastruttura istituzionale stabile, autorevole e replicabile su tutto il territorio nazionale.
L’evento nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con il titolo “La scuola ferma i bulli – Esempi di buone pratiche educative” rappresenta un segnale pubblico importante. Il fatto che il Ministero abbia scelto di valorizzare esperienze scolastiche selezionate per la loro significatività, per la loro aderenza ai principi di rispetto reciproco, collaborazione e responsabilità digitale, e per la loro possibile replicabilità, indica una direzione corretta: il contrasto al bullismo e al cyberbullismo non può essere affidato a slogan, ma deve poggiare su pratiche vere, su modelli educativi efficaci e su una cultura della prevenzione che sia credibile, concreta e continuativa.
Non basta più valorizzare ciò che funziona
Per Uguali per i Figli, il punto è molto chiaro: il Paese non ha bisogno soltanto di giornate di sensibilizzazione o di momenti pubblici di valorizzazione delle esperienze migliori. Ha bisogno di una strategia nazionale permanente di tutela dei minori contro bullismo, cyberbullismo, umiliazione relazionale, aggressività di gruppo ed esclusione digitale e sociale. Ha bisogno di una cornice istituzionale più forte, più stabile e più visibile. E ha bisogno che le migliori pratiche delle scuole non restino esempi ammirevoli, ma diventino metodo condiviso, patrimonio operativo e riferimento strutturale per l’intero sistema.
La nota ministeriale ha il merito di riconoscere il valore del lavoro che tante scuole portano avanti ogni giorno nel costruire ambienti accoglienti, sicuri e inclusivi. Ha il merito di porre attenzione alla crescita civile e sociale delle comunità scolastiche. Ha il merito di prevedere che, dopo l’evento, la documentazione e le progettualità delle buone pratiche siano rese disponibili in una apposita sezione del sito ministeriale, al fine di consentirne la replicabilità. Sono tutti elementi importanti. Ma la stessa forza di questa iniziativa mostra che il tempo della sperimentazione isolata non basta più.
Una questione pubblica, non solo scolastica
Quando un fenomeno colpisce la dignità dei minori, altera il loro equilibrio emotivo, mina il senso di appartenenza, produce paura, vergogna, ritiro, sofferenza e in alcuni casi danni profondi e duraturi, non siamo più davanti a una questione scolastica in senso stretto. Siamo davanti a una questione pubblica, educativa e istituzionale di prima grandezza.
Bullismo e cyberbullismo non possono essere letti come deviazioni marginali del comportamento giovanile. Sono spesso il sintomo di un indebolimento della comunità educante, di una fragilità delle reti di protezione e di una difficoltà del mondo adulto a presidiare in modo autorevole gli ambienti di crescita dei ragazzi. Per questo, il contrasto non può essere demandato soltanto alla reazione del singolo istituto, alla sensibilità del singolo dirigente o alla disponibilità del singolo docente. Serve una architettura più robusta. Serve una regia più chiara. Serve una assunzione di responsabilità più alta.
La posizione di Uguali per i Figli
È su questo terreno che Uguali per i Figli intende collocarsi con decisione. Noi recepiamo l’iniziativa del Ministero non soltanto come notizia positiva, ma come base da cui partire per rilanciare una proposta pubblica più ambiziosa: trasformare il contrasto al bullismo e al cyberbullismo in un asse stabile delle politiche di tutela dei minori, con continuità nazionale, raccordo territoriale, diffusione delle pratiche efficaci, connessione tra scuola e famiglia, e costruzione di alleanze educative non occasionali.
In questa prospettiva si inserisce la posizione di Mauro Sica, Segretario Generale di Uguali per i Figli:
“Accogliamo con convinzione il segnale dato dal Ministero, perché riconoscere e valorizzare le scuole che hanno saputo costruire buone pratiche educative è un atto giusto e necessario. Ma oggi dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza: non basta più valorizzare ciò che funziona. Bisogna farlo diventare sistema.”
“Il bullismo e il cyberbullismo non sono incidenti collaterali della crescita. Sono ferite educative e sociali che colpiscono la dignità dei minori e mettono alla prova la credibilità stessa delle istituzioni. Ogni volta che un ragazzo viene umiliato, escluso, bersagliato o lasciato solo davanti alla violenza relazionale, fallisce qualcosa che riguarda tutti noi come comunità adulta.”
Dalle pratiche al sistema
Uguali per i Figli ritiene che il valore vero dell’iniziativa ministeriale stia proprio nell’aver messo in evidenza un principio che ora deve essere portato fino in fondo: la protezione dei minori richiede modelli replicabili, continuità istituzionale e responsabilità diffusa. La nota del Ministero insiste sulla ripetibilità delle pratiche selezionate. E questo è il punto politico-istituzionale decisivo. Se una pratica è ripetibile, allora può diventare criterio. Se può diventare criterio, allora può diventare standard orientativo. Se può diventare standard orientativo, allora il Paese ha il dovere di farne uno strumento stabile di protezione educativa.
Per questo Uguali per i Figli chiede che si apra una fase nuova. Una fase in cui le buone pratiche contro bullismo e cyberbullismo non siano soltanto raccontate, ma raccolte in modo organico, classificate, diffuse, sostenute e rilanciate come base di una politica educativa nazionale più forte. Una fase in cui le istituzioni scolastiche non vengano lasciate sole, ma possano contare su reti territoriali più integrate. Una fase in cui il linguaggio del rispetto, della responsabilità digitale e dell’inclusione non resti affidato alla buona volontà, ma sia sostenuto da una visione pubblica coerente.
Su questo punto Mauro Sica aggiunge:
“Uguali per i Figli vuole essere parte attiva di questa costruzione. Non intendiamo limitarci a commentare positivamente ciò che accade. Intendiamo entrare nel merito, portare proposta, contribuire a rendere più forte il legame tra buone pratiche, cultura istituzionale e tutela effettiva dei minori. Oggi il Paese ha bisogno di soggetti che sappiano recepire i segnali giusti e rilanciarli con serietà, senza retorica e senza superficialità.”
“Noi crediamo che il contrasto al bullismo e al cyberbullismo debba diventare sempre più una grande questione di responsabilità nazionale. La scuola è centrale, ma da sola non basta. Servono famiglie più coinvolte, istituzioni più coordinate, territori più responsabili e una visione educativa capace di non intervenire solo dopo il danno, ma di costruire prima ambienti più sani, più sicuri e più autorevoli.”
Passare dalla reazione alla costruzione
Il cuore della questione, infatti, è tutto qui: passare dalla reazione alla costruzione. Passare dall’intervento episodico alla prevenzione strutturale. Passare dall’enunciazione dei principi alla loro traduzione quotidiana in ambienti scolastici dove la dignità del minore sia realmente protetta.
Per Uguali per i Figli, questo significa anche affermare una verità che troppo spesso viene sottovalutata: la tutela dei ragazzi non coincide soltanto con la punizione del comportamento deviante. Coincide anzitutto con la capacità del sistema educativo di intercettare il disagio, disinnescare le dinamiche di sopraffazione, promuovere responsabilità nei gruppi, sostenere le vittime, responsabilizzare chi aggredisce e ricostruire un contesto in cui il minore non debba difendersi da solo.
Una priorità permanente per il Paese
È per questa ragione che Uguali per i Figli rilancia oggi una posizione pubblica netta: il contrasto al bullismo e al cyberbullismo deve entrare sempre più chiaramente nel perimetro delle grandi politiche di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Non come tema secondario, non come campagna di stagione, non come emergenza intermittente, ma come asse permanente di protezione educativa e civile.
Guardiamo quindi con rispetto all’iniziativa del Ministero. Ma proprio perché la rispettiamo, chiediamo che produca conseguenze più ampie. Chiediamo che il patrimonio delle scuole migliori diventi leva nazionale. Chiediamo che le pratiche più efficaci siano trasformate in cultura istituzionale. Chiediamo che il tema non sia lasciato alla frammentazione territoriale, ma venga assunto come una priorità pubblica continua.
Ed è precisamente qui che Uguali per i Figli intende portare il proprio contributo: nel punto in cui il riconoscimento delle esperienze virtuose diventa proposta, il racconto delle buone pratiche diventa visione, e la tutela dei minori smette di essere affidata all’occasionale per diventare finalmente sistema.


