Le tante violenze e maltrattamenti sommersi – I nostri esperti

Dalla Dott.ssa Alessandra Cova – Psicologa Clinica e Giuridica

Esiste una violenza di cui si parla poco, affidata spesso a trafiletti sui giornali, che coinvolge pesantemente vittime indifese spesso non credute.
Sono violenze che avvengono all’interno di luoghi di cura e di educazione dove i genitori affidano i loro piccoli affinché possano trascorre parte delle giornate lavorative assieme a pari e a educatori
che insegnino ai piccoli lo stare insieme e li preparino all’ingresso nel mondo scolastico ufficiale, quello che avviene, per intenderci, con l’ingresso alla scuola primaria.
Si straparlando dei maltrattamenti subiti dalle piccolissime vittime negli asili nido e nelle scuole materne.
Molte di queste violenze difficilmente emergono perché le piccole vittime utilizzano la comunicazione che conoscono: pianti, scatti di rabbia, mutismi, incubi notturni, regressioni nei comportamenti,
improvvisi cambiamenti di comportamento, atteggiamenti aggressivi.
Difficile cercare di comprendere queste variazioni comportamentali, spesso i genitori in buona fede chiedono aiuto e spiegazioni proprio a coloro che infliggono tali violenze e si sentono rispondere che è il loro bambino ad
essere problematico e ad avere difficoltà di comportamento.
Spesso i genitori non fanno rete tra loro, travolti da una quotidianità che chiede loro di correre sempre, e invece sarebbe importante riuscire a confrontarsi con le altre coppie di genitori.
Se il fenomeno è più diffuso e ci sono bambini che hanno mostrato cambiamenti di comportamento questi non possono essere addebitati solo vede esclusivamente a mutate condizioni nelle vite familiari.
Ma anche se il fenomeno riguardasse un solo bambino non si può liquidare con difficoltà comportamentali del piccolo o problematiche familiari di qualsiasi origine.
È importante in caso di sospetto coinvolgere le Forze dell’Ordine affinché possano procedere con le intercettazioni ambientali, le uniche in grado di aiutare a capire cosa effettivamente sta succedendo.
Quando anche uno di questi terribili episodi viene scoperto e si avvia l’iter giudiziario nei confronti delle colpevoli, e sì è doveroso utilizzare il femminile perché sono proprio le donne le carnefici
in questa tipologia di violenza, per le piccole vittime il trauma non è finito.
I piccoli scolari sono in un periodo evolutivo estremamente delicato, assorbono come spugne il clima emotivo che li circonda, cercano di affrontare il diario con gli strumenti che possiedono e modellano
il loro comportamento sia per cercare di comunicare quello che sta succedendo sia per cercare di evitare di essere oggetti di violenza.
Il trauma rimane profondamente scolpito nella loro psiche, anche a distanza di anni hanno incubi notturni e difficoltà relazionali sia con i pari che con gli adulti di riferimento all’interno del contesto scolastico.
Sono terribilmente provati e dovranno compiere un lunghissimo lavoro su se stessi, accompagnati dai loro familiari, per ritrovare quella spensieratezza che è loro dovuta.
Nel frattempo l’iter giudiziale, che con i tempi della nostra giustizia non sempre è particolarmente veloce, compie la sua strada e a queste maltrattanti viene riconosciuta una pena non proporzionale al danno
inflitto alle piccole vittime. Nel caso riportato dalle cronache odierne che vede protagonista una proprietaria di asilo nido della provincia di Bergamo, accusata di maltrattamenti ripetuti nei confronti
dei piccoli ospiti, è stata sanzionata una pena di 4 anni e 6 mesi e nelle motivazioni vengono menzionati “gravissimi gesti di umiliazione e aggressione fisica” oltre alla presenza di un “evidente clima di di tensione e
violenza chiaramente traumatico” e “una grave ed assidua violenza fisica e psichica”.
Il collegio giudicante ha concesso le circostanze attenuanti generiche pur dimostrandosi, il collegio, “non sussistono dubbi sulla abitualità della condotta” che hanno contribuito alla riduzione di pena.
Sicuramente questa donna ha bisogno di aiuto e non si può affrontare la questione solo con il desiderio di “buttare via la chiave” ma alle difficoltà delle piccole vittime che prezzo si da?
Questi bambini combatteranno per anni con i loro mostri neri interni, saranno accompagnati da sentimenti che hanno inficiato pesantemente la formazione della loro autostima e la
loro fiducia nell’accoglienza del mondo adulto.