Bari apre il precedente italiano della genitorialità plurima

Genitorialità “plurima”: la Corte d’Appello di Bari apre un nuovo fronte giuridico e culturale sul superiore interesse del minore.

Il riconoscimento in Italia di un bambino con tre genitori giuridicamente riconosciuti riapre il dibattito su identità, responsabilità genitoriale e modelli familiari. Ma la domanda centrale, secondo UPIF, resta una sola: ogni evoluzione normativa è davvero costruita attorno ai bisogni profondi del minore?

La decisione della Corte d’Appello di Bari, che ha disposto la trascrizione in Italia di un atto tedesco riconoscendo un minore come figlio di tre genitori, rappresenta uno dei passaggi più delicati e simbolicamente forti degli ultimi anni nel diritto di famiglia europeo.

Il caso riguarda un bambino nato in Germania e cresciuto all’interno di una rete affettiva composta dalla madre biologica, dal padre biologico e dal marito di quest’ultimo, successivamente riconosciuto come ulteriore figura genitoriale attraverso il sistema giuridico tedesco. La Corte barese ha ritenuto compatibile con l’ordinamento italiano tale riconoscimento, escludendo la presenza di maternità surrogata e valorizzando la continuità affettiva ed educativa costruita attorno al minore.

Si tratta di una decisione destinata inevitabilmente ad aprire un confronto profondo non solo giuridico, ma anche antropologico, educativo e sociale.

Il punto centrale non è l’ideologia, ma il bambino

Nel dibattito pubblico italiano, temi come questi rischiano spesso di essere immediatamente trascinati dentro contrapposizioni ideologiche o identitarie. Ma una società matura dovrebbe riuscire a compiere uno sforzo diverso: riportare il focus sul minore, non sugli adulti.

Per UPIF, il tema non può essere affrontato né con slogan automatici né con rigidità culturali precostituite. Ogni situazione che riguarda i bambini deve essere osservata partendo da una domanda concreta:

quel contesto garantisce davvero stabilità emotiva, continuità affettiva, equilibrio educativo, tutela identitaria e protezione psicologica del minore?

È questa la lente attraverso cui andrebbero affrontate tutte le trasformazioni del diritto di famiglia contemporaneo.

La società sta cambiando più velocemente del diritto

La pronuncia di Bari fotografa una realtà già esistente in molte società europee: famiglie ricomposte, modelli relazionali complessi, reti genitoriali non più rigidamente coincidenti con lo schema tradizionale del passato.

Il diritto, oggi, si trova davanti a una sfida enorme: evitare sia l’arretramento culturale sia l’eccesso opposto, cioè la normalizzazione automatica di qualunque configurazione adulta senza una rigorosa verifica dell’interesse concreto del bambino.

Per questo motivo la centralità del minore non può diventare una formula astratta richiamata solo nelle sentenze. Deve tradursi in strumenti reali di valutazione della qualità delle relazioni, della stabilità educativa, della continuità emotiva e della capacità degli adulti di cooperare senza esporre i figli a conflitti, confusioni identitarie o pressioni.

Il rischio di una società adultocentrica

Il vero nodo culturale che emerge da casi come questo riguarda un fenomeno più ampio: la crescente tendenza delle società contemporanee a discutere i diritti degli adulti molto più dei bisogni profondi dei bambini.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sul riconoscimento delle volontà, delle libertà e delle autodeterminazioni adulte. Molto meno spazio, invece, è stato dedicato alla costruzione di indicatori seri sul benessere evolutivo dei minori dentro i nuovi modelli relazionali.

Ed è qui che UPIF ritiene necessario alzare il livello del confronto pubblico.

Perché i figli non possono diventare terreno simbolico di battaglie ideologiche opposte. Né in senso progressista né in senso conservatore.

Serve invece una cultura della responsabilità adulta molto più avanzata.

Una sfida che riguarda anche scuola, servizi e comunità educante

Le nuove configurazioni familiari interrogano direttamente anche la scuola, i servizi sociali, il sistema sanitario e la giustizia minorile.

Chi accompagna i bambini nella crescita dovrà sempre più sviluppare competenze nuove:

  • capacità di leggere le dinamiche affettive reali;
  • tutela dell’identità personale del minore;
  • gestione dei conflitti di lealtà;
  • protezione del diritto del bambino ad avere riferimenti stabili e non confusivi;
  • prevenzione di ogni forma di strumentalizzazione emotiva.

Non basta aggiornare le norme. Occorre aggiornare la cultura educativa del Paese.

La posizione UPIF

UPIF ritiene che ogni evoluzione del diritto di famiglia debba essere affrontata con serietà, profondità e prudenza istituzionale.

La vera domanda non è se la società cambi. La società cambia continuamente.

La vera domanda è se il sistema adulto sia in grado di garantire ai bambini:

  • continuità affettiva;
  • sicurezza emotiva;
  • stabilità educativa;
  • riconoscimento identitario;
  • protezione dal conflitto;
  • presenza autentica e responsabile degli adulti.

Perché il progresso di una società non si misura dalla velocità con cui ridefinisce i modelli familiari, ma dalla capacità concreta di proteggere il benessere dei suoi figli dentro quei cambiamenti.

UGUALI PER I FIGLI – ETS
Rete nazionale per la tutela e la promozione dei diritti dei minori

UPIF promuove un approccio child-centred fondato sulla centralità assoluta del superiore interesse del minore, nel rispetto della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.