Il Rapporto di Primavera 2026 di ASviS lancia un messaggio preciso:
investire nella sostenibilità conviene.
Conviene economicamente.
Conviene socialmente.
Conviene strategicamente.
E soprattutto, conviene ai Paesi che vogliono ancora avere un futuro stabile dentro un mondo attraversato da crisi economiche, climatiche, geopolitiche e sociali sempre più profonde.
I dati richiamati dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile mostrano infatti che le imprese con alto profilo ESG crescono di più, assumono di più e investono di più rispetto a quelle meno impegnate sul tema.
Secondo il Rapporto:
- il 90% di famiglie e studenti considera importanti gli obiettivi dell’Agenda 2030;
- l’85% delle imprese continua a ritenere la sostenibilità una priorità strategica;
- le aziende High-ESG hanno registrato performance superiori rispetto alle Low-ESG tra il 2017 e il 2024.
Ma il Rapporto evidenzia anche un’altra verità:
l’Italia rischia di non raggiungere gran parte degli obiettivi previsti entro il 2030.
E proprio qui entra una riflessione che non può più essere rimandata.
Mauro Sica: “Il vero indicatore della sostenibilità di un Paese sono i suoi figli”
Secondo Mauro Sica, Segretario Generale di Uguali per i Figli – ETS, il grande tema ancora assente nel dibattito pubblico italiano è la sostenibilità umana e relazionale delle nuove generazioni.
“Leggendo il Rapporto ASviS emerge chiaramente un Paese che cerca di interrogarsi sul proprio futuro. Ma c’è un punto che deve essere detto con forza: nessuna società può definirsi sostenibile se i bambini crescono dentro fragilità educative, conflitti permanenti, isolamento emotivo e impoverimento relazionale.”
Per Sica, il rischio è che il concetto di sostenibilità venga affrontato quasi esclusivamente in termini economici, ambientali o produttivi, trascurando il vero cuore del problema:
la qualità umana delle relazioni e della crescita delle nuove generazioni.
“Quando aumentano disagio minorile, dipendenze digitali, povertà educativa, difficoltà relazionali e crisi delle comunità educanti, non siamo davanti a problemi secondari. Siamo davanti agli indicatori più profondi dello stato di salute reale di una nazione.”
La sostenibilità non può fermarsi all’economia
Il Rapporto ASviS sottolinea la necessità di un disegno unitario delle politiche pubbliche.
UPIF rilancia questa visione chiedendo che il tema dei minori venga finalmente considerato infrastruttura strategica nazionale e non semplice ambito assistenziale o residuale.
Secondo Mauro Sica:
“Per anni abbiamo pensato che la sostenibilità riguardasse soltanto ciò che lasciamo ai figli. Oggi dobbiamo avere il coraggio di affrontare anche l’altra domanda: quali figli stiamo lasciando al futuro?”
Una riflessione che si inserisce dentro un quadro sempre più complesso:
- crescita delle fragilità adolescenziali;
- crisi educative diffuse;
- aumento della solitudine emotiva;
- famiglie lasciate spesso senza strumenti;
- difficoltà di coordinamento tra scuola, servizi e istituzioni;
- impoverimento progressivo delle relazioni umane.
Il punto che il Paese non può più ignorare
Secondo UPIF, il vero investimento strategico dei prossimi anni sarà la capacità di costruire un ecosistema nazionale capace di proteggere lo sviluppo umano dei minori prima che il disagio esploda.
Non basta intervenire sull’emergenza.
Non basta rincorrere i problemi quando diventano cronici.
Serve una nuova architettura culturale, educativa e istituzionale.
“Il futuro non si difende soltanto con indicatori finanziari o industriali. Si difende proteggendo la crescita emotiva, educativa e relazionale dei bambini di oggi. È lì che si sta decidendo la qualità civile dell’Italia del 2050.”
La voce che UPIF vuole portare nel dibattito nazionale
Il Rapporto ASviS richiama il Paese a cambiare rotta.
UPIF raccoglie questa sollecitazione, ma rilancia una sfida ancora più profonda:
portare finalmente il tema dell’infanzia, dell’adolescenza e della comunità educante dentro il cuore delle politiche sulla sostenibilità nazionale.
Perché una società davvero sostenibile non è soltanto quella che produce meglio.
È quella che cresce esseri umani più stabili, più protetti, più ascoltati e più capaci di costruire relazioni sane.
Ed è su questo terreno che, nei prossimi anni, si misurerà il vero livello di maturità del Paese.



