Una direzione culturale che non può restare teorica
L’analisi proposta da Avvenire sulla presenza dell’intelligenza artificiale nei licei e nella ricerca pubblica individua una traiettoria chiara: l’Italia sta cercando una propria via per governare gli algoritmi, fondata sulla centralità della persona, sul ruolo della scuola e su una visione etica dello sviluppo tecnologico.
Si tratta di un passaggio importante, perché segna il superamento di una logica puramente tecnica dell’innovazione. L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento: è un ambiente che incide sulla formazione, sulle relazioni e sulla crescita delle nuove generazioni.
Ma questa direzione, per essere efficace, non può restare sul piano culturale. Deve diventare operativa.
La scuola come primo spazio di costruzione della cittadinanza digitale
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nei percorsi scolastici rappresenta una trasformazione profonda. Non si tratta semplicemente di introdurre nuove tecnologie, ma di formare cittadini in grado di comprendere, interpretare e governare gli strumenti digitali.
In questo scenario, la scuola assume un ruolo decisivo:
- è il primo luogo in cui i minori entrano in contatto strutturato con l’AI
- è lo spazio in cui si sviluppa la consapevolezza critica sugli algoritmi
- è il contesto in cui si costruisce il rapporto tra tecnologia, responsabilità e diritti
Tuttavia, senza un quadro chiaro di tutela, il rischio è che l’innovazione proceda più velocemente delle garanzie.
Il nodo centrale: i minori dentro gli algoritmi
Il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale, pur avanzato sul piano etico e regolatorio, presenta ancora una lacuna significativa: la protezione concreta dei minori.
I bambini e gli adolescenti non sono semplici utenti:
- sono soggetti in formazione
- sono esposti a dinamiche algoritmiche che influenzano comportamento, apprendimento e percezione
- sono portatori di diritti che devono essere garantiti anche nello spazio digitale
L’assenza di linee guida operative specifiche rischia di lasciare un vuoto tra principi e realtà.
La posizione di UPIF: dalla visione alla responsabilità
Uguali per i Figli si inserisce in questo scenario con una visione chiara: la tutela dei minori deve diventare un elemento strutturale delle politiche sull’intelligenza artificiale.
Mauro Sica, Segretario Generale UPIF, dichiara:
“Se l’Italia sta costruendo una via per governare gli algoritmi, è necessario compiere un passo ulteriore: proteggere i figli dentro gli algoritmi. Non possiamo limitarci a una riflessione culturale. Serve una responsabilità operativa, istituzionale e concreta.”
UPIF ritiene che il tema non sia solo educativo o tecnologico, ma profondamente istituzionale: riguarda il modo in cui una società tutela le nuove generazioni nei contesti emergenti.
Una proposta concreta: costruire strumenti di tutela
Per questo, UPIF avvierà la definizione di un primo quadro operativo dedicato ai minori, con l’obiettivo di contribuire al dibattito istituzionale in modo concreto.
Tra le direttrici di lavoro:
- definizione di linee guida per l’uso dell’AI in ambito educativo
- creazione di un Osservatorio Digitale sui Diritti dei Figli
- sviluppo di modelli di educazione digitale consapevole per famiglie e scuole
- promozione di un sistema di garanzie e monitoraggio sull’impatto degli algoritmi sui minori
Dalla riflessione alla costruzione di sistema
La “via italiana” all’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità. Ma ogni opportunità richiede attori in grado di tradurla in azione.
Uguali per i Figli si propone come soggetto attivo in questo percorso, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un sistema in cui innovazione e tutela non siano in contrasto, ma procedano insieme.
Perché il futuro digitale non può essere progettato senza mettere al centro i minori. E, soprattutto, senza proteggerli.



