Proteggere un bambino non significa scegliere la scorciatoia

Ci sono decisioni che cambiano per sempre la vita di un bambino.

Sono le decisioni con cui lo Stato limita la responsabilità genitoriale, affida un minore ai Servizi Sociali, nomina un Curatore Speciale o dispone, nei casi più gravi, l’allontanamento dal nucleo familiare.

Sono provvedimenti che il nostro ordinamento deve poter adottare quando la protezione del minore lo richiede.

Ed è giusto che sia così.

Ma proprio perché incidono sui legami più profondi della persona, queste decisioni impongono una domanda che precede tutte le altre.

Come si arriva a stabilire quale sia davvero il superiore interesse di quel bambino?

La risposta non può limitarsi alla capacità di intervenire. Deve riguardare, prima ancora, la capacità di comprendere. Non esistono bambini standard. Non esistono famiglie standard. Non dovrebbero esistere neppure decisioni standard.

È da questa convinzione che nasce una riflessione che, come Uguali per i Figli, sentiamo il dovere di proporre al dibattito pubblico.

La tutela dell’infanzia ha bisogno di una giustizia sartoriale per il minore: una giustizia capace di costruire una tutela su misura della sua storia, dei suoi bisogni, delle sue relazioni e della realtà concreta in cui vive.

Perché il contrario di una giustizia sartoriale non è una giustizia più severa o più indulgente. È una giustizia che rischia di adattare i bambini alle categorie, anziché adattare le categorie ai bambini.

La conflittualità non è una diagnosi

Negli ultimi anni il dibattito sulla giustizia minorile ha spesso trasformato la conflittualità familiare nel centro della discussione. È comprensibile.

Le separazioni altamente conflittuali rappresentano uno degli scenari più complessi che magistrati, servizi sociali e professionisti sono chiamati ad affrontare.

Ma proprio per questo occorre evitare una semplificazione pericolosa. La conflittualità non è una diagnosi. È un segnale. È un sintomo.

Dietro una conflittualità possono celarsi situazioni profondamente diverse tra loro: violenza domestica, manipolazioni relazionali, fragilità psicologiche, difficoltà educative, traumi irrisolti, incapacità di cooperazione, comportamenti pregiudizievoli oppure altre condizioni che richiedono risposte completamente differenti.

Trattare queste realtà come se appartenessero tutte alla stessa categoria significa rinunciare a comprendere la storia di quel bambino.

Ed è proprio questa comprensione che rende possibile una decisione realmente orientata al suo superiore interesse.

Nessun bambino è uguale a un altro

Ogni procedimento riguarda una persona diversa. Ogni famiglia presenta equilibri differenti. Ogni bambino vive bisogni specifici.

Per questo motivo il superiore interesse del minore non può essere affidato a schemi rigidi o a risposte standardizzate.

La tutela dell’infanzia richiede un approccio individualizzato. Richiede osservazione. Richiede ascolto. Richiede competenze multidisciplinari. Richiede verifiche continue. Richiede il coraggio di cambiare prospettiva quando i fatti dimostrano che la realtà è diversa da quella inizialmente immaginata.

Questa è l’essenza di quella che definiamo giustizia sartoriale per il minore. Una giustizia che non confeziona decisioni in serie, ma costruisce una tutela su misura del minore, modellata sulla sua concreta esperienza di vita.

Perché ogni bambino ha diritto ad essere conosciuto prima di essere giudicato.

Il rigore dell’accertamento è la prima forma di tutela

Ogni limitazione della responsabilità genitoriale rappresenta una compressione di diritti fondamentali. Per questo motivo il livello dell’accertamento deve essere proporzionato alla gravità delle conseguenze.

Più la decisione è invasiva, maggiore deve essere il rigore con cui vengono raccolti, verificati e valutati gli elementi che la giustificano. Non per rallentare la protezione del minore. Al contrario. Per renderla realmente efficace.

Un intervento tempestivo è fondamentale quando un bambino è in pericolo. Ma la tempestività non può mai sostituire la qualità dell’accertamento. La protezione dell’infanzia richiede entrambe. Una giustizia realmente orientata ai bambini non ha paura della complessità. Sa che comprendere richiede metodo, competenze e responsabilità.

E sa che ogni decisione costruita su un accertamento rigoroso rappresenta la prima autentica forma di tutela.

Comprendere le cause per scegliere la risposta giusta

La vera sfida della giustizia minorile non consiste nello scegliere automaticamente tra madre, padre o intervento dello Stato.

La vera sfida consiste nel comprendere perché quella famiglia è arrivata a quella condizione. È una differenza sostanziale.

Perché solo individuando le cause del disagio è possibile costruire un progetto realmente orientato al recupero delle competenze genitoriali, al sostegno del bambino e, quando possibile, alla ricostruzione di relazioni sane.

Quando invece le cause rimangono indistinte, aumenta il rischio che la risposta istituzionale finisca per affrontare gli effetti senza incidere realmente sulle origini del problema.

La giustizia sartoriale non cerca la soluzione più semplice. Cerca la soluzione più giusta.

La responsabilità delle istituzioni

Come Uguali per i Figli non crediamo nelle contrapposizioni ideologiche. Non esistono genitori da difendere sempre. Non esistono istituzioni da criticare sempre.

Esiste un solo punto di riferimento che deve orientare ogni decisione: il superiore interesse del minore.

Ed è proprio in nome di questo principio che riteniamo indispensabile promuovere una cultura della responsabilità, del rigore metodologico e della valutazione caso per caso.

Le istituzioni non diventano autorevoli perché intervengono di più. Diventano autorevoli quando dimostrano di aver compreso meglio. La forza dello Stato non si misura dalla severità delle decisioni che assume. Si misura dalla qualità dell’accertamento che le rende necessarie.

Il paradigma che vogliamo costruire

Uguali per i Figli continuerà a promuovere una cultura fondata sulla conoscenza, non sulle presunzioni. Una cultura nella quale la protezione dell’infanzia non diventi mai sinonimo di automatismo. Una cultura nella quale ogni bambino abbia diritto ad una tutela costruita su misura della propria storia.

Questa è l’idea di giustizia sartoriale per il minore che vogliamo contribuire a sviluppare nel dibattito pubblico e istituzionale. Non una nuova teoria. Non uno slogan. Ma un metodo.

Un metodo che riconosce che ogni bambino è unico e che proprio questa unicità impone decisioni fondate su accertamenti rigorosi, multidisciplinari e costantemente verificabili.

Perché il superiore interesse del minore non si tutela scegliendo la soluzione più semplice.

Si tutela avendo il coraggio di cercare, comprendere e dimostrare la verità prima di decidere.

Il paradigma UPIF

“La giustizia sartoriale per il minore è una giustizia che non adatta i bambini alle categorie giuridiche, ma adatta la risposta delle istituzioni alla storia concreta di ogni bambino. Per questo ogni decisione deve costruire una tutela realmente su misura del minore, fondata su un accertamento rigoroso, multidisciplinare e orientato esclusivamente al suo superiore interesse.”

Mauro Sica
Segretario Generale – Uguali per i Figli ODV ETS