Il trauma infantile non finisce con l’infanzia: l’OMS richiama l’Europa alla responsabilità della prevenzione

Di Mauro Sica – Segreteria Generale, Uguali per i Figli ETS

Il primo studio armonizzato in 29 Paesi europei, condotto su 26.741 giovani adulti, documenta l’associazione tra esperienze infantili avverse, salute, istruzione, relazioni e opportunità di vita. Per Uguali per i Figli ETS, la tutela deve cominciare prima che la sofferenza diventi un danno consolidato.

L’infanzia non è un capitolo che si chiude automaticamente con il compimento dei diciotto anni. È una fase decisiva nella costruzione della salute, della fiducia, della capacità di apprendere e delle relazioni.

Quando questo percorso è attraversato da violenza, trascuratezza o gravi difficoltà familiari, le conseguenze possono emergere anche molti anni dopo. Non è una condanna inevitabile, ma un rischio che le politiche pubbliche non possono ignorare.

Il 6 ottobre 2026 l’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato il rapporto Adverse childhood experiences in the European Union, Iceland and Norway: characteristics, consequences and costs, realizzato con la Liverpool John Moores University, con finanziamento della Commissione europea. Si tratta della prima indagine armonizzata sulle esperienze infantili avverse (Adverse Childhood Experiences, ACE) condotta nei 27 Stati membri dell’Unione europea, in Islanda e in Norvegia. [1][2]

La ricerca invita a considerare le esperienze infantili avverse non soltanto come un tema clinico, ma anche come una questione di salute pubblica, scuola, protezione sociale, giustizia ed economia.

La risposta più importante non consiste nel riconoscere il danno quando è ormai manifesto: consiste nel creare condizioni capaci di prevenirlo.

I numeri dello studio OMS

26.741 68,9% 18–30
Giovani adulti intervistati Con almeno un’esperienza infantile avversa, secondo il dato puntuale diffuso nelle sintesi dello studio Età dei partecipanti al momento dell’indagine
Nota di lettura: il comunicato ufficiale OMS conferma che più di due intervistati su tre riferiscono almeno una ACE. Il valore puntuale del 68,9%, diffuso nelle sintesi giornalistiche, è compatibile con questo dato generale, ma non è stato possibile verificarne direttamente il decimale nelle tabelle del PDF integrale.

Lo studio non afferma che due bambini su tre stiano subendo violenza oggi: registra esperienze passate riferite retrospettivamente da giovani adulti. [1][2]

Che cosa misura davvero l’OMS

La raccolta dei dati è avvenuta tra novembre 2025 e gennaio 2026 attraverso panel nazionali di giovani adulti.

Sono state considerate nove forme di avversità sperimentabili prima dei 18 anni: abuso fisico, emotivo e sessuale; trascuratezza fisica; esposizione alla violenza domestica; problemi di salute mentale o consumo problematico di sostanze nel nucleo familiare; detenzione di un componente della famiglia; separazione o morte dei genitori. [2][3]

Questa classificazione serve alla ricerca epidemiologica. Non significa che tutte le esperienze siano equivalenti, né che chi ne attraversa una sviluppi necessariamente un trauma clinico.

Il grado di esposizione, la durata degli eventi, le condizioni di protezione, l’età e la qualità dei legami affettivi possono modificare profondamente gli esiti. [10]

La distinzione è fondamentale soprattutto quando si parla di separazione genitoriale: la fine della relazione tra gli adulti non può essere automaticamente assimilata a un abuso.

Occorre comprendere il contesto concreto, la presenza o meno di violenza, la stabilità della cura, il livello di conflitto e la capacità degli adulti e delle istituzioni di preservare la sicurezza e i riferimenti affettivi del minore.

Il peso cumulativo delle esperienze avverse

Secondo il comunicato OMS, più di un giovane adulto su cinque dichiara quattro o più esperienze infantili avverse.

È in questa fascia di maggiore esposizione che emergono associazioni particolarmente rilevanti.

76,3% 36,7%
Ha percepito il bisogno di aiuto professionale per la salute mentale, tra chi riferisce almeno quattro ACE Ha percepito lo stesso bisogno, tra chi non riferisce alcuna ACE
Nello stesso confronto, i giovani con quattro o più ACE presentano una probabilità dichiarata circa sei volte maggiore di aver subito violenza e circa dieci volte maggiore di averla agita nella giovane età adulta.

Il rapporto individua inoltre associazioni con livelli inferiori di istruzione, maggior rischio di esclusione da percorsi di studio, formazione o lavoro, reddito familiare più basso, minore fiducia negli altri e più debole senso di appartenenza alla comunità. [2]

Non siamo davanti a una previsione del destino individuale. Queste sono associazioni osservate tra gruppi, non etichette da applicare a un bambino, a una famiglia o a una persona adulta.

Il dato impone di migliorare la prevenzione, non di trasformare ogni esperienza difficile in una diagnosi.

Le precisazioni scientifiche indispensabili

Non tutte le avversità sono comparabili.

Le categorie ACE consentono di contare ed esaminare esposizioni diverse, ma non esprimono una graduatoria automatica di gravità. Un singolo episodio grave e una pluralità di condizioni differenti non possono essere interpretati esclusivamente attraverso un punteggio.

Correlazione non equivale a causalità individuale.

L’indagine OMS raccoglie dichiarazioni retrospettive attraverso panel nazionali e individua rapporti statistici tra esposizioni pregresse ed esiti riferiti successivamente.

Da sola non dimostra che una determinata esperienza sia la causa esclusiva di una specifica condizione.

Uno studio pubblicato nel 2024 su JAMA Psychiatry, condotto anche attraverso confronti tra gemelli, conferma che le associazioni con disturbi psichiatrici possono persistere dopo il controllo di fattori familiari condivisi, pur risultando in parte attenuate: anche il contesto conta. [4]

Il bisogno percepito di sostegno non coincide con una diagnosi.

Le percentuali del 76,3% e del 36,7% riguardano persone che dichiarano di aver sentito la necessità di assistenza professionale; non devono essere presentate come percentuali di disturbi mentali diagnosticati. [2]

La resilienza non elimina la responsabilità della prevenzione.

L’OMS segnala che la presenza di adulti affidabili e di relazioni di sostegno è associata a esiti migliori.

Non significa chiedere al minore di sopportare ciò che avrebbe dovuto essere prevenuto: significa riconoscere il valore protettivo delle relazioni sicure e della comunità. [1][2]

I costi economici sono stime, non fatture individuali.

Il rapporto considera anche perdite di anni di vita in salute e ricadute economiche.

Le cifre puntuali riportate da alcune sintesi giornalistiche non vengono qui trasformate in dati certi senza verifica dei modelli, degli intervalli temporali e delle tabelle originali. [1]

La lettura di Uguali per i Figli ETS: tre responsabilità da assumere

1. Le relazioni familiari: proteggere il bambino, non difendere schemi astratti

La prima responsabilità consiste nel riconoscere che i bambini non vivono i conflitti familiari come dispute teoriche.

Vivono la quotidianità: la prevedibilità della cura, la possibilità di sentirsi al sicuro, la libertà di esprimere emozioni e il diritto di non essere coinvolti nelle contrapposizioni degli adulti.

La lettura proposta da Uguali per i Figli ETS non è quella di stabilire equivalenze automatiche tra rottura della coppia, conflitto e trauma.

Una separazione può essere gestita in modo rispettoso e protettivo; in altri casi il minore può essere esposto a violenza, paura, instabilità o pressione relazionale.

Le differenze contano.

Il criterio deve essere sempre la situazione concreta del figlio, non l’interesse identitario dei genitori.

Laddove le relazioni siano sicure, occorre favorire continuità, stabilità e responsabilità genitoriale; laddove sussistano violenza o rischi concreti, prevale il dovere di protezione.

In nessun caso il minore dovrebbe diventare un mezzo di pressione, una prova a favore di un adulto o un destinatario passivo di decisioni che incidono sulla sua vita.

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia richiama l’interesse superiore del minore, il diritto all’ascolto e la protezione contro ogni forma di violenza fisica o mentale, abuso e trascuratezza.

L’ascolto deve essere adeguato all’età e alla maturità, senza scaricare sul bambino la responsabilità di scegliere tra gli adulti. [5][6][7][8]

2. Le istituzioni: intervenire senza aggiungere vulnerabilità

La seconda responsabilità riguarda scuole, servizi sociali, professionisti della salute, autorità amministrative e giustizia.

La tutela non può esaurirsi nella produzione di un atto, nell’emissione di un provvedimento o nella chiusura formale di un procedimento.

È necessario interrogarsi sugli effetti reali che le decisioni hanno nella vita del bambino.

Un sistema di protezione efficace deve saper distinguere i segnali di sofferenza dalle letture precostituite, verificare le informazioni, ascoltare il minore con modalità appropriate, coordinare le competenze e riesaminare le misure quando gli esiti concreti non corrispondono agli obiettivi dichiarati.

L’approccio trauma-informed, richiamato dall’OMS, chiede ai servizi di riconoscere le conseguenze delle esperienze avverse e di rispondere senza riprodurre situazioni di insicurezza o esclusione.

Applicato ai percorsi di tutela, questo orientamento sollecita valutazioni individualizzate, personale preparato, continuità assistenziale e attenzione agli effetti delle procedure sulla persona minorenne. [2]

Questo è un indirizzo di politica pubblica che Uguali per i Figli ETS ritiene necessario sviluppare: non una conclusione causale della ricerca OMS su singoli tribunali o servizi.

Lo studio non misura infatti l’impatto di specifici provvedimenti giudiziari o condotte amministrative; sarebbe scientificamente scorretto attribuirgli ciò che non ha indagato.

3. Dalla riparazione alla prevenzione: cambiare la misura dell’efficacia

La terza responsabilità è la più impegnativa.

Un sistema che riconosce la sofferenza soltanto quando richiede una cura specialistica, quando esplode una crisi scolastica o quando si apre un procedimento è un sistema che interviene troppo tardi rispetto alle possibilità della prevenzione.

L’OMS propone tre direttrici complementari: prevenire l’avversità alla fonte, attraverso il sostegno alle famiglie e il contrasto a povertà, esclusione e violenza; rafforzare la resilienza mediante relazioni protettive, competenze e risorse comunitarie; rendere sanità, scuola, servizi sociali e giustizia capaci di riconoscere e gestire le conseguenze del trauma. [2]

L’impostazione trova un riferimento operativo anche nel programma internazionale INSPIRE, promosso dall’OMS e da partner istituzionali: norme efficaci, contesti sicuri, sostegno a genitori e caregiver, protezione economica, servizi di risposta e competenze educative costituiscono elementi di una strategia preventiva integrata. [9]

Per Uguali per i Figli ETS questo significa chiedere alle istituzioni di misurare non soltanto quante segnalazioni vengono istruite, quanti interventi vengono attivati o quanti casi vengono formalmente chiusi, ma anche se i bambini sono più sicuri, se le relazioni protettive vengono preservate, se la scuola intercetta precocemente il disagio e se gli interventi riducono realmente le esposizioni nocive.

Prevenire non significa negare la necessità della cura o del provvedimento protettivo quando occorrono.

Significa organizzare politiche, risorse e competenze affinché il danno evitabile non diventi il punto di partenza ordinario dell’azione pubblica.

La priorità è riconoscere prima, proteggere meglio, intervenire senza aggravare.

Ogni scelta che riguarda un bambino deve essere valutata anche per le conseguenze che produce sulla sua sicurezza, sulla continuità delle relazioni protettive, sull’identità e sul benessere nel tempo.

L’infanzia è una responsabilità pubblica, non una questione privata

Il rapporto dell’OMS non autorizza semplificazioni, colpevolizzazioni delle famiglie o conclusioni automatiche sui singoli percorsi di vita.

Al contrario, invita a una responsabilità condivisa: le esperienze avverse possono essere prevenute, i loro effetti possono essere attenuati e le condizioni di crescita possono essere migliorate attraverso politiche fondate sulle evidenze.

È questa la prospettiva che Uguali per i Figli ETS considera irrinunciabile.

Il bambino non è il riflesso del conflitto degli adulti, né una pratica amministrativa, né un futuro paziente da curare dopo aver trascurato i segnali del presente.

È una persona titolare di diritti oggi.

La vera capacità di proteggere l’infanzia si misura anche da ciò che riusciamo a evitare che le accada.

Rapporto OMS integrale

Organizzazione mondiale della sanità – Ufficio regionale per l’Europa (2026). Adverse childhood experiences in the European Union, Iceland and Norway: characteristics, consequences and costs.

Documento WHO/EURO:2026-13288-53062-82856, 68 pagine, pubblicato il 6 ottobre 2026.

PDF originale (6,5 MB): https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/2727b7e6-a7e9-4499-9a68-a1f048aabc70/content

Scheda istituzionale OMS: https://www.who.int/lithuania/publications/i/item/WHO-EURO-2026-13288-53062-82856

Fonti / Norme / Ricerche

[1] World Health Organization, Regional Office for Europe (2026). Adverse childhood experiences in the European Union, Iceland and Norway: characteristics, consequences and costs. WHO/EURO:2026-13288-53062-82856; rapporto, 68 pp.

https://www.who.int/lithuania/publications/i/item/WHO-EURO-2026-13288-53062-82856

[2] World Health Organization, Regional Office for Europe (6 ottobre 2026). Abuse, neglect, violence: 2 in 3 young Europeans surveyed have experienced childhood adversity. Comunicato ufficiale sui risultati dello studio.

https://www.who.int/europe/news/item/06-10-2026-abuse–neglect–violence–2-in-3-young-europeans-surveyed-have-experienced-childhood-adversity

[3] World Health Organization, Regional Office for Europe (6 ottobre 2026). Addressing vulnerabilities across the life course through a mental health in all policies approach: launch of new evidence on adverse childhood experiences across 29 Member States. Evento ufficiale di presentazione della ricerca.

https://www.who.int/europe/about-us/governance/regional-committee/76th-session-of-the-who-regional-committee-for-europe/side-events/addressing-vulnerabilities-across-the-life-course-through-a-mental-health-in-all-policies-approach–launch-of-new-evidence-on-adverse-childhood-experiences-across-29-member-states

[4] Daníelsdóttir H. B., Aspelund T., Shen Q. et al. (2024). Adverse Childhood Experiences and Adult Mental Health Outcomes. JAMA Psychiatry, 81(6), 586–594. DOI: 10.1001/jamapsychiatry.2024.0039.

https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2024.0039

[5] Repubblica Italiana (1991). Legge 27 maggio 1991, n. 176, Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989. Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 135 dell’11 giugno 1991, Supplemento ordinario n. 35. Richiamati gli articoli 3, 12 e 19 della Convenzione allegata.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1991/06/11/091G0213/sg

[6] Comitato ONU sui diritti dell’infanzia (2009). General Comment No. 12: The right of the child to be heard. CRC/C/GC/12, 20 luglio 2009.

https://digitallibrary.un.org/record/671444

[7] Comitato ONU sui diritti dell’infanzia (2011). General Comment No. 13: The right of the child to freedom from all forms of violence. CRC/C/GC/13, 18 aprile 2011.

https://digitallibrary.un.org/record/711722

[8] Comitato ONU sui diritti dell’infanzia (2013). General Comment No. 14: The right of the child to have his or her best interests taken as a primary consideration. CRC/C/GC/14, 29 maggio 2013.

https://digitallibrary.un.org/record/778523

[9] World Health Organization (2016). INSPIRE: Seven strategies for ending violence against children. ISBN 978-92-4-156535-6.

https://www.who.int/publications/i/item/9789241565356

[10] Centers for Disease Control and Prevention (CDC).About Adverse Childhood Experiences. Scheda istituzionale di inquadramento e prevenzione delle ACE.

https://www.cdc.gov/aces/about/index.html