La libertà relazionale del minore: la sfida che precede le sentenze

Quando un figlio arriva a rifiutare un genitore, il problema è già emerso. La tutela dell’infanzia non consiste nel riconoscere il danno quando diventa evidente, ma nel prevenirne la formazione.

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Editoriali / Educazione / Attualità

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Libertà relazionale del minore: la visione di UPIF per la tutela dell’infanzia

 

La domanda sbagliata

Da anni il dibattito pubblico si accende quando un figlio rifiuta un genitore.

È allora che entrano in campo:

  • tribunali;
  • consulenze;
  • servizi;
  • perizie;
  • sentenze.

È allora che il sistema cerca risposte.

Ma forse continuiamo a porci la domanda sbagliata.

La domanda non dovrebbe essere:

“Perché quel figlio rifiuta quel genitore?”

La domanda dovrebbe essere:

“Che cosa è accaduto prima?”

Perché nessun bambino nasce rifiutando una parte della propria storia.

Il problema non inizia nel rifiuto

Il rifiuto rappresenta quasi sempre l’esito finale di un processo.

Molto prima si manifestano:

  • silenzi;
  • influenze;
  • messaggi reiterati;
  • esclusioni simboliche;
  • abitudini consolidate;
  • dipendenze emotive;
  • condizionamenti progressivi.

Tutto questo avviene spesso senza clamore.

Senza episodi eclatanti.

Senza evidenze immediate.

Senza un momento preciso facilmente identificabile.

Proprio per questo costituisce una delle forme di pregiudizio più difficili da riconoscere.

Il tempo non è un calendario

Nel mondo degli adulti il tempo si misura.

Nel mondo dell’infanzia il tempo costruisce.

Per un bambino:

  • il tempo genera appartenenza;
  • il tempo consolida la fiducia;
  • il tempo rafforza la sicurezza;
  • il tempo contribuisce all’identità.

Ogni relazione significativa lascia tracce.

Ogni assenza lascia tracce.

Ogni influenza lascia tracce.

Per questo il tempo non può essere considerato soltanto una variabile organizzativa.

È una dimensione educativa.

È una dimensione relazionale.

È una dimensione evolutiva.

La libertà relazionale del minore

UPIF propone una riflessione destinata a diventare centrale negli anni a venire.

Esiste un diritto ancora poco riconosciuto.

Lo definiamo:

libertà relazionale del minore.

La libertà relazionale è il diritto di ogni bambino a costruire i propri legami affettivi in modo spontaneo, libero da pressioni, interferenze, condizionamenti o dipendenze indotte.

Non riguarda il conflitto tra adulti.

Riguarda l’autonomia affettiva del bambino.

Riguarda la possibilità di amare, stimare e frequentare le figure significative della propria vita senza sentirsi obbligato a scegliere.

Le dinamiche invisibili

I principali rischi per l’infanzia non si manifestano necessariamente attraverso eventi straordinari.

Più spesso si sviluppano nella quotidianità.

Nelle parole che si ripetono.

Nei messaggi che si sedimentano.

Nelle abitudini che si consolidano.

Nelle assenze che diventano routine.

Nelle narrazioni che il bambino finisce per accettare come verità.

Sono dinamiche difficili da individuare.

Ma non per questo meno concrete.

Dalla cura alla prevenzione

Per troppo tempo il sistema si è concentrato sulla gestione del danno.

Oggi è necessario un cambio di paradigma.

Occorre investire nella prevenzione.

Questo significa:

  • intercettare i segnali precoci;
  • valorizzare il ruolo della comunità educante;
  • promuovere una reale multidisciplinarità;
  • monitorare le relazioni prima che si deteriorino;
  • tutelare i legami prima che si interrompano.

La tutela dell’infanzia non può iniziare quando il problema è già evidente.

Deve iniziare molto prima.

Un nuovo paradigma

Il futuro non appartiene ai sistemi che reagiscono.

Appartiene ai sistemi che comprendono e prevengono.

Non basta chiedersi chi abbia ragione.

Non basta individuare chi abbia torto.

La vera domanda è:

stiamo proteggendo la libertà relazionale del minore?

Perché un bambino può perdere molto prima di rendersene conto.

Può perdere punti di riferimento.

Può perdere spontaneità.

Può perdere libertà.

Può perdere parti essenziali della propria storia.

E quando tutto questo diventa visibile, spesso il processo è già in fase avanzata.

La posizione di UPIF

Uguali per i Figli continuerà a promuovere una cultura fondata sulla prevenzione, sulla multidisciplinarità e sulla centralità evolutiva del minore.

Vogliamo contribuire a rendere riconoscibili le dinamiche invisibili.

Vogliamo supportare istituzioni, scuole, servizi sociali, professionisti e famiglie nel riconoscere ciò che troppo spesso resta inosservato.

Perché il compito di una società matura non è soltanto riparare il danno.

È creare le condizioni affinché quel danno non si produca.

La tutela dell’infanzia inizia molto prima delle sentenze.