EU KIDS ACT: L’EUROPA METTE I FIGLI PRIMA DEGLI ALGORITMI

Sotto i 13 anni niente account social. Dai 13 ai 15 accesso limitato e controllato dai genitori. Regole anche per algoritmi, design che crea dipendenza, videogiochi e intelligenza artificiale. La proposta europea apre una nuova fase nella tutela dei minori online.

Editoriale Uguali per i Figli ETS

C’è una frase, utilizzata dalla Commissione europea nella presentazione della nuova iniziativa sulla sicurezza digitale dei minori, che individua con grande chiarezza il problema: i bambini devono poter crescere accompagnati dagli adulti, non governati dagli algoritmi.

Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato l’EU KIDS Act – “EU Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy”, una proposta di regolamento destinata a modificare profondamente il rapporto tra minori e piattaforme digitali nell’Unione europea. [1]

Non si tratta ancora di una legge definitivamente approvata. Il documento COM(2026) 681 final, identificato dalla procedura legislativa 2026/0286(COD), costituisce la proposta della Commissione e dovrà ora attraversare il procedimento legislativo europeo con Parlamento e Consiglio. [1]

Contemporaneamente, la Commissione ha pubblicato il documento COM(2026) 680 final, “Approccio dell’UE alla sicurezza online dei minori”, che definisce la cornice politica e istituzionale dell’intervento. [2]

La distinzione è importante: COM(2026) 680 è la Comunicazione strategica; COM(2026) 681 è la proposta normativa dell’EU KIDS Act.

Non è soltanto un divieto di accesso ai social

Il dato che inevitabilmente attira maggiormente l’attenzione riguarda l’età.

Secondo il testo proposto, i fornitori di social network e piattaforme di condivisione video che presentano determinate caratteristiche di rischio non potranno consentire a un minore di età inferiore ai 15 anni di creare autonomamente un proprio account. [3]

Per i ragazzi che abbiano compiuto 13 anni ma non ancora 15, è prevista una possibilità diversa: il genitore o il titolare della responsabilità genitoriale potrà attivare un account con funzionalità limitate e specifiche misure di controllo.

Il testo prevede, fra l’altro:

  • strumenti di controllo genitoriale sempre attivi;
  • possibilità per il genitore di autorizzare preventivamente nuovi contatti;
  • definizione di limiti al numero dei contatti;
  • limite massimo giornaliero impostabile dal genitore che non potrà comunque superare un’ora al giorno. [3]

Per i minori sotto i 13 anni la regola diventa ancora più rigorosa.

L’eventuale accesso viene previsto soltanto in casi circoscritti per servizi di condivisione video specificamente progettati per bambini, attraverso l’account del genitore e sotto il suo controllo, senza attribuire al bambino un autonomo account personale. [4]

La proposta della Commissione configura quindi un modello progressivo:

  • sotto i 13 anni, protezione massima;
  • tra 13 e 15 anni, progressiva autonomia sotto controllo genitoriale;
  • dai 15 anni, possibilità di gestione autonoma dell’account.

La Commissione presenta espressamente questo schema come un sistema di “gradual uptake of social media”, cioè di accesso progressivo ai social in funzione dell’età. [5]

Il problema non è soltanto ciò che un bambino guarda. È come viene progettato ciò che guarda

Questo è forse l’elemento più importante dell’intero provvedimento.

Per anni il dibattito sull’infanzia digitale si è concentrato quasi esclusivamente sui contenuti: cosa può vedere un bambino, quali immagini siano inappropriate, cosa debba essere bloccato.

L’EU KIDS Act prova a spostare la questione un passo più indietro.

Come viene costruito l’ambiente digitale nel quale quel bambino entra?

L’articolo 9 della proposta affronta direttamente quello che viene definito “addictive design”, il design capace di favorire un utilizzo compulsivo o eccessivo.

Le piattaforme non dovrebbero progettare o organizzare i propri servizi in modo tale da incoraggiare questo comportamento nei minori. [6]

La norma individua espressamente alcune delle tecniche oggi più diffuse:

la riproduzione automatica dei contenuti;

il consumo ininterrotto attraverso meccanismi come lo scrolling continuo;

le notifiche che richiamano l’utente quando non derivano da una sua attività;

le ricompense legate alla frequenza con cui si utilizza un servizio;

i meccanismi che penalizzano chi interrompe una sequenza di interazioni. [6]

E introduce un principio ancora più significativo: le misure di gestione del tempo dovrebbero proteggere l’orario scolastico e le ore fondamentali destinate al sonno. 

Anche gli algoritmi devono cambiare

L’articolo 10 interviene direttamente sui sistemi di raccomandazione.

La proposta stabilisce che gli algoritmi destinati ai minori non debbano sfruttarne la vulnerabilità o l’attenzione.

Le preferenze esplicitamente indicate dall’utente dovrebbero avere maggiore peso rispetto ai segnali impliciti ricavati osservando continuamente il suo comportamento.

E, soprattutto, la raccomandazione di contenuti costruita attraverso i segnali comportamentali impliciti del minore dovrebbe essere disattivata per impostazione predefinita. [7]

Il ragazzo dovrebbe inoltre poter scegliere almeno un sistema di raccomandazione che non utilizzi la profilazione.

È un passaggio culturale prima ancora che tecnologico.

Il minore non viene più considerato semplicemente come un utente più giovane al quale mostrare contenuti differenti.

Viene riconosciuto come una persona in formazione nei confronti della quale chi progetta una piattaforma assume responsabilità specifiche.

La sicurezza deve essere presente prima, non richiesta dopo

È il principio della safety by design.

La protezione non dovrebbe dipendere dalla capacità di un bambino o di un genitore di attraversare decine di menu, impostazioni e autorizzazioni.

Dovrebbe essere incorporata nel servizio fin dall’inizio.

L’articolo 8 impone ai fornitori coinvolti — social network, piattaforme video, giochi online, AI companions, chatbot conversazionali e app store — di garantire per impostazione predefinita un livello elevato di privacy, sicurezza e protezione dei minori. [8]

La logica è radicalmente diversa da quella alla quale Internet ci ha abituati:

non deve essere il minore a chiedere di essere protetto.

È l’ambiente digitale che deve nascere protetto.

L’intelligenza artificiale entra nella tutela dell’infanzia

L’EU KIDS Act non si ferma ai social.

La Commissione include esplicitamente AI companions e chatbot conversazionali fra i sistemi sui quali intervenire. [9]

I fornitori dovrebbero adottare misure proporzionate ed efficaci per tutelare salute, sicurezza, diritti fondamentali, benessere e sviluppo dei minori.

In particolare, la proposta affronta un fenomeno destinato probabilmente a diventare sempre più rilevante: sistemi artificiali capaci di simulare una relazione interpersonale e di favorire forme di dipendenza emotiva.

La Commissione chiede che questi strumenti siano progettati in modo da evitare caratteristiche suscettibili di creare tali dipendenze e che vengano introdotti meccanismi specifici di protezione, verifica e monitoraggio. [9]

Per chi si occupa di infanzia, questo punto merita particolare attenzione.

Un algoritmo non è un adulto.

Un chatbot non è un amico.

Una macchina capace di rispondere con linguaggio empatico non acquisisce per questo una relazione educativa con un bambino.

La tecnologia può essere uno strumento straordinario. Ma proprio per questo deve essere progettata conoscendo la vulnerabilità e le caratteristiche evolutive di chi la utilizza.

Verificare l’età senza trasformare Internet in un sistema di sorveglianza

Una norma sull’età vale poco se non esiste un sistema credibile per verificarla.

Ma verificare l’età di milioni di cittadini pone immediatamente un altro problema: la privacy.

L’EU KIDS Act tenta di affrontare entrambe le esigenze.

L’articolo 29 prevede sistemi europei di verifica dell’età e attestazioni conformi a uno specifico EU Age Verification Scheme, con l’obiettivo di consentire la verifica della soglia anagrafica senza trasformare ogni accesso a un servizio digitale in una indiscriminata raccolta di dati personali. [10]

È uno degli aspetti sui quali sarà indispensabile una particolare vigilanza nell’iter legislativo e, successivamente, nella concreta applicazione delle norme.

La tutela dei bambini non può essere costruita sacrificando indiscriminatamente il diritto alla riservatezza.

Occorre che entrambe le garanzie funzionino realmente.

E gli account già esistenti?

La proposta affronta anche questo problema.

Non basterebbe vietare le nuove iscrizioni lasciando immutati milioni di account già attivi.

Il testo prevede che, entro sei mesi dall’applicazione del regolamento, i servizi interessati debbano stabilire se i titolari degli account esistenti abbiano meno di 15 anni.

Quando l’account risulti appartenere a un utente sotto quella soglia — o quando l’età non possa essere accertata secondo le modalità previste — l’account dovrebbe essere disabilitato. [3]

Questo significa che, se la norma sarà definitivamente approvata, la sua applicazione non riguarderà soltanto i nuovi utenti ma anche la struttura delle utenze già presenti sulle piattaforme.

I numeri spiegano perché l’Europa interviene

La Comunicazione COM(2026) 680 final accompagna la proposta con dati che meritano attenzione.

Secondo l’Eurobarometro 2026 richiamato dalla Commissione, gli adolescenti trascorrono mediamente 4,5 ore online nei giorni di scuola e 6,1 ore al giorno nei fine settimana. [2]

La Commissione riferisce inoltre che un minore su quattro incontra online contenuti nocivi o scioccanti e richiama fenomeni che vanno dalla violenza all’odio, dalle pressioni estetiche alla disinformazione e all’adescamento sessuale. [2]

Questi dati non autorizzano a demonizzare Internet.

La rete significa conoscenza, relazioni, apprendimento, creatività, accesso alle informazioni.

Ma proprio perché l’ambiente digitale è ormai parte strutturale della vita dei nostri figli, non può continuare a essere trattato come uno spazio neutrale nel quale tutta la responsabilità viene scaricata sul bambino o sulla famiglia.

La posizione di Uguali per i Figli ETS

Uguali per i Figli ETS considera l’impostazione dell’EU KIDS Act un passaggio importante nella direzione della tutela effettiva dei minori nell’ambiente digitale.

La proposta ha ancora davanti a sé il percorso legislativo e potrà essere modificata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Proprio per questo riteniamo essenziale seguirne l’evoluzione con attenzione, verificando in particolare l’effettività delle tutele, i sistemi di verifica dell’età, la protezione dei dati personali e la concreta capacità di controllo sulle piattaforme.

Il tema, per noi, non è sottrarre tecnologia ai figli.

È impedire che l’innovazione tecnologica proceda più velocemente della responsabilità degli adulti e delle istituzioni.

La famiglia ha certamente un compito educativo insostituibile.

Ma nessun genitore può essere lasciato solo davanti a sistemi costruiti da organizzazioni globali, alimentati da enormi quantità di dati e ottimizzati attraverso strumenti capaci di studiare e prevedere continuamente il comportamento dell’utente.

La responsabilità educativa appartiene agli adulti.
La responsabilità della sicurezza deve appartenere anche a chi progetta gli ambienti nei quali i nostri figli vivono.

Ed è qui che il dibattito europeo diventa un tema che riguarda tutti noi.

Perché proteggere l’infanzia non significa impedire ai bambini di entrare nel futuro.

Significa fare in modo che possano entrarci senza essere lasciati soli.

FONTI E DOCUMENTI

[1] Commissione europea – Proposta di Regolamento EU KIDS Act – COM(2026) 681 final – 2026/0286(COD), 17 settembre 2026
EUR-Lex – testo ufficiale della proposta:
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[2] Commissione europea – COM(2026) 680 final – “Approccio dell’UE alla sicurezza online dei minori”, 17 settembre 2026
EUR-Lex – versione italiana ufficiale:
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52026DC0680

[3] EU KIDS Act – Articolo 6 – Delayed creation and use of accounts: limiti di età, account 13-15 anni, controllo genitoriale e account esistenti
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[4] EU KIDS Act – Articolo 7 – Guardian-controlled access for minors below the age of 13
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[5] Commissione europea – “EU KIDS Act: helping children navigate a safer online world”, 17 settembre 2026
https://commission.europa.eu/news-and-media/news/eu-kids-act-helping-children-navigate-safer-online-world-2026-09-17_en

[6] EU KIDS Act – Articolo 9 – Addictive design
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[7] EU KIDS Act – Articolo 10 – Recommender systems
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[8] EU KIDS Act – Articolo 8 – General obligation on safety by design
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[9] EU KIDS Act – Articolo 14 – AI companions and general conversational chatbots
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[10] EU KIDS Act – Articoli 28-32 – Age assurance, EU age verification e verifica degli account esistenti
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

[11] EU KIDS Act – Articolo 43 – Entrata in vigore e applicazione
La proposta prevede, nel testo attuale, entrata in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale e applicazione generale sei mesi dopo. Naturalmente questa disposizione opererà soltanto dopo l’eventuale approvazione definitiva del regolamento.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC0681

ARTICOLI DI STAMPA DA CUI È PARTITO L’APPROFONDIMENTO

Il Sole 24 Ore – L’Ue approva il Kids Act, divieto social per gli under 13
https://www.ilsole24ore.com/art/l-ue-approva-kids-act-divieto-social-gli-under-13-AJy0lsFB

Il Sole 24 Ore 24+ – EU Kids Act, così l’Europa vuole togliere i minori di 15 anni dai social
https://24plus.ilsole24ore.com/art/eu-kids-act-cosi-l-europa-vuole-togliere-minori-15-anni-social-AJyN2iEB